scene da uno showroom

Di quando  i clienti si portano i bambini e/o i ragazzini in negozio.

Partendo dal presupposto che immagino che la maggior parte dei genitori farebbe volentieri a meno di portarseli dietro in certe occasioni, quello che accade in showroom mi dà solo una conferma: i bambini maleducati sono figli di persone maleducate.

 

 

Il bambino di pochi mesi

Il bambino di pochi mesi è stupendo. Un amore. Un batuffolino pacioccoso che ti verrebbe voglia di mangiarlo. Adorabile.

Sì, ma solo quando dorme. Perché in caso contrario, la nostra conversazione su mobili da bagno, sanitari e cabine doccia sarà interrotta ogni 5-6 minuti da:

  • un urlo abominevole
  • una puzzetta dall’odore pestilenziale, seguita da battutina imbarazzata della madre che si scusa
  • un ruttino con rigurgito, seguito da una risatina divertita del padre
  • una canzoncina cantata con voce da Paperino

Ricordo ancora quando un tenero batuffolo mi lasciò in negozio un profumino di cacca che mi costrinse a spalancare tutto per mezz’ora per evitare che il cliente successivo potesse pensare che ero stata io!

No, ma… si può??

 

Il bambino di pochi anni

bambini in showroom Il bambino di pochi anni ha cominciato a parlare. E questa cosa la deve far sapere a tutti!

Parla, urla, chiede, piange, si muove sulla sedia della scrivania girandosi e andando su e giù (non fategli scoprire la levetta che abbassa/solleva la seduta!)

Corre per il negozio, costringendo i genitori ad alternarsi per poter arrivare vivi alla fine del preventivo. E costringendo me a fare un riassunto ogni volta che torna il genitore che era andato a controllare il pargolo.

Mangia tutte le caramelle e i cioccolatini che conservo per i miei clienti, e poi lascia tutte le cartacce lì e le manate appiccicose sulla scrivania. E i genitori sono lì che guardano e non fanno una piega eh. Anzi, alla fine c’è chi raccoglie il pugno di cartacce e me lo porge, come a dire “butta va’… e grazie”.

Per non parlare di quando, nel tentativo di distrarli, do loro un foglio di carta e gli evidenziatori per disegnare. Che dopo 30 secondi l’evidenziatore è tutto consumato e il padre fa finta di non accorgersene.

Che poi, mi pare brutto dire “veramente mi sta consumando i colori!”

 

 

L’adolescente “emo”

L’adolescente che segue il genitore è un fantasma. Lui non esiste.

Entra senza salutare, né buongiorno né buonasera. Non ti guarda, è stato evidentemente costretto dalla madre o dal padre a seguirli. Riesci a sentire i suoi pensieri. Si muove tenendo le mani nelle tasche della felpa e – solo se sollecitato bruscamente dai genitori – reagisce con un grugnito e un lieve sollevamento delle spalle e allargamento delle braccia. Senza mai staccare le mani dalle tasche però.

Alla fine, esce seguendo la scia dei genitori senza salutare, guardandoti e basta. Chissà, magari è convinto di avere addosso il mantello dell’invisibilità di Harry Potter.

 

A parte gli scherzi…

In negozio entrano persone di tutti i tipi. Famiglie di tutti i tipi.

Quando i bambini sono gentili ed educati i genitori lo sono per primi. È quando non è così che mi fanno imbestialire… corse, urla, fogli stracciati e lasciati a terra, carte di caramelle, salti sui piatti doccia con le scarpine piene di fango, capatine al bagno per poi lasciarmelo sporco… ne vedo di tutti i colori.

Immagino non succeda solo da me, vero?

 

Photo credits: nostrofiglio.it | tuttomamma.com (immagine in evidenza)