Salone del Bagno

C’è una cosa che devo confessare.

Per la serie #haivolutolabiciclettaemopedala, devo ammettere che ora (inteso ora che sono una blogger) non riesco a godermi le fiere come una volta.

“Prima” potevo girare tranquillamente perdendomi tra gli stand, facendo foto a caso di tutto ciò che mi piaceva senza preoccuparmi di dovermi scrivere o ricordare il marchio, senza dover condividere continuamente o tenere traccia dei vari spostamenti e incontri. Potevo fingere di essere una persona qualunque.

“Ora” andare per fiere significa, in ordine sparso:

  • visitare (o almeno tentare di farlo) tutti coloro che ti hanno chiesto di passare allo stand;
  • fotografare tutti gli stand di coloro che ti hanno chiesto di passare allo stand (la ripetizione è voluta);
  • entrare negli stand e iniziare a fare i primi scatti con il cellulare – quelli da condividere subito – per poi metterlo via e prendere la reflex, per fare le foto – quelle belle – che poi caricherai negli album. Poi puntualmente torni a casa e ti metti le mani nei capelli perché le tue foto – quelle belle – fanno pena.
  • Girare con 3 borse piene di roba, la reflex al collo che pesa, il cellulare sempre in mano – metti mai che ci sia un selfie urgente da fare – e i bigliettini da visita pronti.
  • fermarti dopo ogni visita per condividere sui social le immagini, cercando di menzionare correttamente i vari account, evitando di scrivere nomi sbagliati di prodotti o persone, magari scrivendo pure qualcosa di intelligente (raro). E non dimentichiamoci tutti gli hashtag dell’evento eh. Non so quante volte in velocità ho scritto #bagnidalmonco invece di #bagnidalmondo.
  • controllare ogni tanto le varie timeline sui social per vedere se c’è qualcosa nei paraggi da vedere e interagire con gente che hai appena visto allo stand e che ti sta ringraziando / retwittando. Perché ormai ci si saluta e 2 minuti dopo ci si twitta qualcosa.
  • perdere ogni traccia di dignità facendoti selfie improponibili che poi ti vergogni perfino di pubblicare. Ne ho fatto uno terribile nella toilette in fiera e volevo postarlo con l’hashtag #BagnidalSalone; per (vostra) fortuna non ne ho avuto il coraggio.
  • dimenticarti che ore sono.
  • arrivare a fine giornata senza capire se hai fatto/visto tutto ciò che avevi in programma. Con i piedi che ormai hanno la consistenza – e la temperatura – della salsiccia arrostita.

 

Il buco nero

C’è un altro strano fenomeno che non riesco a spiegarmi.

Ogni volta che arrivo al Salone del Mobile vengo catapultata in un’altra dimensione spazio-temporale. Dimensione in cui non mi rendo conto di nulla, perdo ogni riferimento e dimentico ogni cosa da fare.

Tutti i propositi vanno a farsi benedire, quello che dovevo “assolutamente vedere” passa dallo stato “non me lo posso perdere” allo stato ” vabbuò se non ce la faccio non fa niente, è troppo lontano“. A volte dimentico anche alcuni appuntamenti, persone che via social avevo promesso di passare a trovare le rileggo una volta tornata a casa pensando “ohporcavacca”.

Spero davvero di non essere l’unica a soffrire di questa strana sindrome, magari insieme possiamo guarire più rapidamente.

Ciao, sono Simona, e da 5 giorni sono uscita dal buco nero.

Tutti in coro: “Ciao Simona

[Questo post è stato scritto con l’unico scopo di distrarvi mentre finisco di mettere a posto le foto scattate al Salone del Mobile – lavoro interminabile]