Si sa, l’ispirazione arriva quando vuole lei.

 

Io non lo so se capita solo a me, ma le idee per i post più belli mi vengono nei momenti in cui non posso scrivere. Mentre sto guidando, mentre giro col carrello tra gli scaffali del supermercato, mentre sono in doccia, nei rari (rarissimi) momenti in cui non ho il cellulare a portata di mano e – soprattutto – appena dopo essermi messa a letto.

 

In quel preciso momento in cui mi infilo sotto le coperte convinta che sia finalmente finita la giornata. Eccolo, il pensiero malefico che si insinua e non mi lascia dormire.

La frase perfetta, l’idea per l’articolo strafigo, il ricordo di un’immagine da postare assolutamente, un tweet memorabile. Mi scrivo in mente tutto quello che mi passa per la testa: il titolo (chissà perché è sempre bellissimo quando non posso scrivere – accattivante, chiaro, completo e ironico al punto giusto), lo sviluppo, i primi paragrafi, le frasi finali (ad effetto)…. mi sembra di leggerlo già.

Mentre tento – invano – di addormentarmi, cerco con tutte le mie forze di fissare nella mente ciò che sto pensando. Elenco mentalmente i passaggi, le frasi mi scivolano via con un ritmo splendido. Si, sarà proprio un bell’articolo.

 

fonte: donna.tuttogratis.it

Pensiero 1 : “Domani mattina lo scrivo subito”.

Pensiero 2: “Quasi quasi mi alzo e vado a scrivere almeno qualche riga – così, per promemoria”.

Pensiero 3: “Ma non poteva venirmi in mente prima?!”

 

Pensiero 4: “Non posso non ricordarmelo, dai… è così perfetto! Dormi Simo.”

 

La mattina dopo

 

Mentre sto guidando, mi ingegno in mille modi per tenere traccia di quello che sto pensando: spengo la radio, parlo da sola tentando di estrarre i miei pensieri con forza dal mio cervello, elenco le parole chiave ad alta voce nella speranza di poterle collegare più tardi per iscritto, o (pericolossissssimo) nei momenti in cui sono ferma scrivo parole a caso sul cellulare mandando un sms a me stessa.

Basta un attimo, il pericolo di dimenticare tutto è in agguato. Una canzone, una telefonata, un contrattempo. E tutti gli sforzi saranno stati inutili. Ce l’ho quasi fatta, dai Simo!

Arrivo in ufficio, mi spoglio velocemente, accendo il pc. Sono davanti al desktop, le dita pronte a battere sulla tastiera, pronte a dare il via alla mia musica preferita…… È lì che succede.
Vuoto. Buio totale.
Mi rendo conto di essermi dimenticata qualche passaggio.

 

Ma com’è possibile? Eppure il titolo era così simpatico. Aspetta, com’era? Concentrati, concentrati.
Tento di scrivere le prime frasi, abbozzo, inizio. L’ispirazione tornerà, basta cominciare.
……Passano i minuti.

Fonte: gericus.blogspot.com

Fisso la lampada Ikea davanti a me. Mi giro verso la strada e mi incanto a guardare le macchine che passano.

Nulla.

Metto insieme qualche frase, ma no, non gira bene come ieri notte, non era così.
Ecco, un’altra volta. È successo un’altra volta.

 

God Save Evernote 

 

E per fortuna che da qualche mese ho scoperto Evernote, che mi aiuta ad archiviare tutto quello che altrimenti dimenticherei.
L’ho scaricato sul pc, sul Blackberry e sull’Ipad (sai com’è – per sicurezza). Evernote mi da la possibilità di salvare le pagine internet mentre navigo, archiviandole per categorie e tag, e di prendere nota di qualsiasi cosa. Così la smetto di prendere appunti ovunque – tanto poi puntualmente perdo tutti i foglietti. Ma lo strumento più utile (per tornare al post) è la possibilità di salvare note vocali. In quei momenti drammatici in cui tento di ricordare qualcosa prendo il telefono, apro Evernote, clicco e mi registro! Utile.

Si, utile. Peccato che se sto tentando di addormentarmi non ho il cellulare lì pronto. E poi, posso mica mettermi a parlare da sola nel buio? No, per me ci vuole di più.

 

iSimo, salvami tu.

 

Ci vorrebbe un’applicazione che mi legge nel pensiero, che memorizza e traduce in nota ciò che sto pensando. Un’applicazione che si accende con la forza del pensiero. Basterebbe lasciare l’iPad sul comodino. Al momento dell’idea del (post del) secolo lo fisserei con intensità struggente (ipotetica modalità di accensione dell’applicazione), e lui memorizzerebbe tutto. E io dormirei tranquilla. Si dovrebbe chiamare iSimo. Una bella cuffietta tipo questa qui sotto, no?

fonte: lastampa.it

iSimo. E non ti scordi più niente”

Avendo appena scoperto che se parli all’iPad ti risponde pure (leggi: Siri), non posso non sperare in un’applicazione del genere.

Chissà, magari riuscirebbe anche a riordinare qualcosa nel mio cervello. Tipo iTunes. Magari creerebbe delle Playlist con i miei pensieri, archiviandoli per categoria e taggandoli… sai che casino. No, mi sa che questo è davvero impossibile.

Fatto sta che io devo ancora trovare il modo di riuscire a cogliere l’attimo, di non perdere l’ispirazione.

Perché vi giuro che i miei articoli sono molto meglio quando me li immagino che quando li scrivo.

E quando inventeranno I-Simo ve lo dimostrerò.

Nel frattempo, leggetemi così.