Questo post esce alle 19.24 perché è a quell’ora che Camilla, un anno fa, è venuta al mondo.
Non riesco a capire come sia passato un anno da quando ha appoggiato per la prima volta la sua testina umida e minuscola (oddio, in quel momento non ho pensato fosse minuscola, ma questa è un’altra storia) sul mio petto. Anche se, sono sincera, sono contenta che siano passati i primi mesi, per me difficilissimi.

 

Appena 1 anno ed è già proprietaria di un villino con giardino. Già pronta per il suo blog, bagnetti dal mondo.

In un anno cambiano moltissime cose, e per sempre.

Cambia la percezione del tempo, in modo peraltro strano. I primi mesi ti sembrano interminabili, un tunnel da cui non intravedi luce. Poi ti giri solo un secondo, il tempo di respirare a pieni polmoni, ed è volata, lei cammina, mangia quasi da sola con la forchetta e tu metti via scatole di vestitini che solo a guardarli ti fanno impressione (ma eri davvero così piccola?). In un anno (anzi, nei primissimi giorni) capisci anche che fino a quel momento avevi usato decisamente a sproposito l’espressione “non ho tempo“.

In un anno cambiano le priorità, a volte non è neppure una cosa volontaria, nel senso che cambiano per forza. Tutto ruota intorno alle esigenze di un esserino che non può parlare ma che si fa capire benissimo. E allora riorganizzi le giornate, accantoni progetti, rallenti i ritmi, rivedi le urgenze, stabilisci precedenze. Rinunci a qualcosa, ti concedi altro. Tipo tantissime passeggiate all’aria aperta.

 

In un anno cambia il modo in cui vivi le giornate, costretta come sei ad uscire quando meno ne hai voglia perché lei ti fa capire che fuori è più bello. E poi esci, e davvero fuori è più bello, fa bene anche a te. Strette nel calore di un abbraccio in una giacca che ci copre insieme.

 

Se non ci fosse lei, ad esempio, io adesso sarei a Francoforte per ISH, per dirne una. Ma crescerà, e magari ci andremo insieme.

In un anno capisci finalmente il comportamento delle amiche che sono diventate mamme prima di te, e ti senti stupida per aver a volte giudicato, dato per scontato, o pensato “io non farò questo, io non sarò così, io penserò quest’altro”.

Si è sempre perfetti genitori quando non si hanno figli.

In un anno cambia il tuo corpo, per sempre. E non lo dico per i chili di troppo, io sono tra quelle che tra allattamento e notti insonni è più magra di prima. Ma la pelle è diversa, il viso è diverso, i capelli pure. L’espressione. Va benissimo così, a me non importa. Lei non vede niente di tutti i miei difetti, quando si abbandona tra le mie braccia vede solo “maaa-mmma”.
In un anno i bambini fanno dei progressi impensabili. Progressi che ti meravigliano, che non avevi idea avvenissero in così poco tempo. Passano le settimane, e se prima dovevi tenerla sempre ora sta seduta, e poi controlla sempre più la schiena, e poi gattona spedita, poi… ti alzi un attimo per sparecchiare e urli al papà “oddio ma cammina!”. 

In un anno le case diventano inspiegabilmente più piccole. Non ci sta più niente. Non sappiamo più come girarci in salotto, tanto più che per questo primo compleanno le abbiamo regalato una casetta di cartone in cui giocare, e il problema ora è… dove cavolo ci mettiamo noi? (Confesso, ho preso male le misure, e non ne vado molto fiera visto che in teoria sarebbe un attimo parte del mio lavoro).

In un anno dormi poco, molto poco. Non che sia la regola ma Camilla è una di quei bimbi che si svegliano ripetutamente di notte, anche 5, 6 volte, o di più quando proprio è tragica. Diciamo che adesso quando si sveglia solo 2 volte penso “ho dormito benissimo” (altra espressione usata a sproposito prima di essere mamma).

In un anno rivaluti il concetto di solitudine, man mano che il tempo passa. Non sei più sola mai, come mamma, appiccicata a lei quasi sempre, con la sua voglia di contatto costante, di coccole e manine. Eppure i primi mesi quella strana sensazione di solitudine ce l’hai sempre addosso, quella che più gente hai attorno più ti senti sola nella tua vita stravolta. Poi cresce, arriva il tempo in cui torni anche ad uscire senza di lei… e ti senti sola, di nuovo, ma in un modo diverso. Strana la maternità eh.

In un anno cambiano parecchie convinzioni, un po’ tutte quelle che avevi prima di diventare genitore. Ho sempre pensato che mio figlio avrebbe dormito in cameretta prima possibile, o che non avrei allattato a lungo perché ci vedevo uno strano attaccamento morboso materno. Venitemelo a dire adesso, quando mi risveglio con due piedini nei fianchi, o con la schiena a pezzi perché sono stata scoperta tutta la notte per coprire lei, che ha dormito quasi sempre attaccata al seno o sotto la mia ascella.

E sì, in un anno cambiano i risvegli mattutini. Quelli ora iniziano con un sorriso e qualche parolina strana, con le manine calde sul mio viso, una canzoncina e un bacino a stampo.

La nostra prima passeggiata per manina, a scoprire le foglie. In un anno impari anche a meravigliarti di nuovo per le sciocchezze. Per capire che in fondo non sono per niente sciocchezze. Notare l’utilità del fermaglino sulla testa 😀

14 marzo 2016, 19:24.

Ricordo quell’orologio davanti a me e le mie domande all’ostetrico Elio – sant’uomo – “ma secondo te quanto manca?”. E lui “Eh, dipende da quanto ti impegni a spingere, Simona”. Li mortacci tua, Elio.

Buon compleanno little MissB, è stato un anno pazzesco insieme a te. E sì, ci sono stati momenti in cui ho pensato che avrei voluto tornare indietro, che questa nuova vita era troppo faticosa, che forse non ero all’altezza… ma ora guardo il cielo, ti stringo la mano, ti guardo negli occhi, in quegli occhi che spesso vedono solo me, e penso che no, non c’è niente di più bello di questo nuovo mondo a tre.

E ora fammi commuovere un po’.

 


Ps. C’è una cosa che in quest’anno mi ha permesso di stare meglio e di far stare meglio lei. Ed è vivere tanto tempo cuore a cuore, dalle prime passeggiate fuori alle coccole a casa, ai momenti in cui devo lavorare e lei vuole dormire solo vicino a me. Santo babywearing. Ne ho già parlato qui e stavolta non mi dilungo. Ho cambiato vari supporti ergonomici dalla nascita di Camilla – per chi ne capisce: una fascia elastica, un mei tai, un marsupio Buzzidil – ma ora che è più grande usiamo un marsupio fatto a mano in India (della Soul), e ne sono entusiasta, per quello ci tengo a dirvelo. Ho scelto Soul per la filosofia aziendale, perché è un’azienda indiana al femminile che lavora nel rispetto dell’etica e della donna – e delle mamme -, perché il lino è un tessuto straordinario e perché, in fondo, mi ero innamorata di loro, delle persone che ci sono dietro.

E sì, (anche) questo post l’ho scritto così, che è il modo in cui lavoro da un anno a questa parte:

 

Miss B e little Miss B al lavoro. Lei ovviamente è fonte di ispirazione mentre dorme nel suo marsupio – ah, ho scelto il colore Tulip on Black, che sarebbe questo 😉 E scusate la pessima qualità della foto.