fotografo mentre scatta

“Ciao! Sono Laura (Helios) de Il Vino e le Viole. Come ti avevo anticipato su Twitter la scorsa settimana, ho pubblicato una cosa che è stata ispirata dal tuo blog. In realtà si tratta di un racconto scritto molti anni fa, ma quando ho letto quello pubblicato da Cristiana [Tumedei, NdR] sul tuo blog mi sono ricordata anche del mio, che conteneva una scena ambientata in un bagno e che parlava proprio del rapporto “matrilineare” (un po’ come Cristiana che ha parlato della bisnonna…).”

Inizia così l’e-mail di Laura Varlese, conosciuta qualche tempo fa grazie a Twitter. Un’e-mail che mi riempie di gioia, fosse solo per il fatto che grazie a Bagnidalmondo sto conoscendo delle persone splendide. Lascio parlare le sue parole, che descrivono il racconto da cui è tratto il brano riportato più sotto. La mia voce toglierebbe solo poesia alla sua.

Il racconto è questo (e vi invito caldamente a leggerlo):  Il fotografo, di Laura Varlese

Laura lo riassume così: Parla di una ragazza che cresce e si scopre finalmente donna attraverso l’obiettivo di un fotografo. Arrivando al nocciolo della propria femminilità, ritrova traccia del legame invisibile e indissolubile con le sue antenate, di cui pure, finalmente, percepisce l’essenza.”

Di seguito, la scena del racconto ambientata nella stanza da bagno.

“Fai così: pensa a qualcosa di bello, di bellissimo anzi. Qualcosa che vorresti fare o un ricordo felice della tua infanzia.”
“Va bene.” E le venne in mente, chissà perché, di quando da piccola sua madre e le sue due zie si chiudevano al bagno, durante i lunghi pomeriggi delle feste natalizie, per chiacchierare insieme lontano dalle suocere, dai mariti e dai figli.
“Mamma, posso entrare anche io?” chiedeva disperata, conoscendo la risposta.
Dall’interno le giungevano risate, gridolini complici e frasi smorzate.
“Mamma!”
“No, tesoro. Ci siamo noi. La zia sta finendo di truccarsi.”
Lì dentro l’odore di fumo era così acre ed intenso da impregnare persino il legno della porta, o almeno così pareva alla bambina. Poi venne il giorno, aveva più o meno tredici anni, che la lasciarono entrare. Si immerse nella stanza nebbiosa e sorrise alle tre donne, che continuarono a parlare tra loro come se mai, prima di allora, avessero escluso la giovane ragazza da quel loro fumoso ritrovarsi insieme, nei lunghi pomeriggi delle feste.”

La stanza da bagno è un ambiente denso di significato. Un qualcosa che va al di là della sua funzione e della sua utilità, e che è legato a ciò che abbiamo di più intimo e nascosto. E’ l’unica stanza in cui possiamo chiuderci dentro senza che nessuno pretenda di entrare. L’unico luogo che ci costringe a guardarci in faccia, davanti ad uno specchio che non mente mai.

Al contrario di noi.

Ecco, quando ricevo queste e-mail, questi racconti… mi rendo conto che davvero Bagnidalmondo ha colto nel segno. Grazie Laura, grazie a tutti coloro che hanno scelto di condividere con me il loro significato della stanza da bagno.