Foto Homi 2014 the new Macef

Questo avrebbe dovuto essere il solito post del giretto in fiera.

Io, che ho passato gli ultimi giorni a scrivere post scemi sui social con tanto di hashtag #LetsGoHomi-yeah-cool-figo-ci-siamo!

Foto su twitter, hashtag, foto su Instagram, condividi su Facebook, sorrisi, tweet, retweet e compagnia bella. Ah-se-non-ci-fosse-l’iPhone.

Che poi, se po’ di’? L’Homi per quanto mi riguarda non ha avuto molto senso perché di arredo bagno c’era ben poco, nonostante ciò che avevo capito dal loro sito. Ma io un giretto ho voluto farlo lo stesso, si trova sempre qualcosa di interessante.

Se non fosse che la giornata è finita in un modo imprevisto.

È finita con urla (mie) alla stazione centrale di Milano, con un giretto nella volante della polizia e con grasse risate da parte dei miei, perché mi sono fatta rubare l’iPhone.

 

 

È andata così.

Simo + EliInnanzitutto, le protagoniste della storia: io e Elisabetta di ItalianBark, altra design blogger trevigiana che come me è membro di Home Style Blogs.

<— FOTO DI NOI, ANCORA IGNARE DI QUELLO CHE SAREBBE SUCCESSO.

Nelle stazioni delle grandi città, si sa, bisogna fare attenzione. Moooolta attenzione. Elisabetta lo sapeva bene, qualche mese fa proprio in Stazione Centrale a Milano le hanno magicamente rubato il portafogli.

Quindi, modalità stazione-di-Milano ON: zainetto portato davanti (non sulla schiena), tasche della giacca chiuse, braccia strette, mano a controllare il cell infilato in tasca. Io controllo te che tu controlli me. Per la serie #nonsivedepropriochenonsietedelposto.

Non tirare fuori il cell in stazione, non prenderlo in metro, stai attenta a chi ti guarda, controlla se per caso rivedi la stessa faccia. Insomma, ci aspettavamo qualcosa da un momento all’altro, manco ce la fossimo sentita.

FINE GIORNATA – SCENA DI NOI CHE RIENTRIAMO IN STAZIONE

Modalità turista giapponese ON: affascinate dalla Stazione di Milano (chissà perché, non mi era mai capitato di alzare gli occhi e guardarne il soffitto. Effettivamente è stupenda) non resistiamo e tiriamo fuori i telefoni per fare una foto. Controllino preventivo: non c’è nessuno. Siamo tranquille. CLICK.

Milano Stazione Centrale

Ecco la foto —>

Penso “ora la metto su Instagram, con tanto di pensiero poetico”.

Rewind: “mmm, no, rimettiamo a posto il telefono, lo prendo appena entriamo al bar”. *TAAAAAAAAAC* Ricordatevi di questo momento.

Percorriamo avanti e indietro la stazione in cerca di un bar, avevamo fame. Eravamo uscite prima dalla fiera e avevamo un po’ di tempo prima che partisse il treno per Treviso.

SCENA DI NOI CHE CERCHIAMO UN BAR – sempre in modalità Stazione di Milano ON.

Tu che guardi me, io che guardo te… ci giriamo in un punto vicino al Mc Donald, perché avevamo sbagliato strada. Il tempo di girarci, due tizi stranamente ci bloccano la strada. Penso tra me e me “no, questo non si muove, ci blocca, ma non c’è calca, perché?” e metto la mano sulla tasca della giacca che avevo chiuso.

Una sensazione.

Meno di un secondo.

La tasca era aperta, l’iPhone non c’era più.

SCENA DI ME CHE URLO “ohshd uahshd  TELEFONO! Ausdfgasdfha aaaaa IPHONE shdfasjdhfzz”

Panico – sangue alla testa – mi rimetto la mano in tasca sperando di essermi sbagliata, o forse sognando di risentirlo lì dentro come sempre. Uno dei tipi loschi si dilegua sulle scale che salgono al piano superiore, gli altri due evidentemente si allontanano lentamente per non dare nell’occhio. Erano 2 uomini, 3, forse 4? Chissà. 2 secondi di orologio.

Vado in tilt, non capisco più niente, mi sale il sangue alla testa, cerco di correre dietro a quello che saliva le scale (che poi sicuramente non aveva niente, il bastardo con il mio telefono se n’era andato sicuramente in tutta sicurezza senza che nessuno se ne accorgesse), urlo, mi dispero, mi incazzo, penso se-ti-becco-ti-meno. E poi ripenso si-si-come-no.

SCENA DI NOI DUE NEL PANICO CHE VAGHIAMO A ZIG ZAG PER LA STAZIONE

Poi ci spostiamo, tento di ragionare. Prendo l’iPad che mi ero portata per il viaggio in treno, accendo “Trova il mio iPhone”, localizzo il cellulare (almeno, io CREDO di localizzarlo) e inizio a urlare “è qui, è qui, è ancora qui!” andando avanti e indietro senza sapere che cavolo fare. E con il terrore di avere un altro aggeggio elettronico in mano in mezzo a tutti quegli occhi.

Peccato che non mi ero accorta che la spia che indicava il telefono era già spenta nell’app. Dunque, avevano già disattivato la funzione. Il punto localizzato era quello in cui me l’avevano rubato.

 

Dopo 10 minuti di panico entriamo in un bar, balbettiamo qualcosa al barista, lui ci mostra 3 (non 1, ma 3) poliziotti lì di fronte, all’interno della stazione.

SCENA DI ME CHE CORRO VERSO IL GRUPPO DI POLIZIOTTI NR. 1

Descrivo la cosa a questi 3 – poi dice che ci fanno le barzellette – e mi dicono che se è uscito dalla stazione non è di loro competenza dunque devo chiamare il 113 per far arrivare una volante. Li guardiamo incredule, probabilmente devi mimare anche la scena, pensiamo, forse capiscono meglio. MI HAN-NO-RU-BA-TO-IL-TE-LE-FO-NO, devo farle un disegno? Come la chiamo la volante, ma soprattutto LEI-CHE-CACCHIO-CI-STA-A-FARE!

Elisabetta inizia a urlargli di tutto, io non capisco più niente, nel frattempo arriva un barbone che si lancia nella mischia dicendo “Io ho visto tutto, io so chi sono, sono 2 ragazzi…” e tenta di dire qualcosa mentre tutti noi gli diciamo di andar via. Erroraccio! Molto probabilmente sarebbe stato più utile dei poliziotti.

Mandiamo a quel paese i 3 “poliziotti” e usciamo dalla stazione.

SCENA DI ME CHE CORRO SOTTO LA PIOGGIA

Cercando tizi che manco avevo visto in faccia. Perché poi secondo me il ladro si metteva a usare il cellulare in bella vista là in mezzo. Sì.

Altra volante, altri 3 poliziotti, ritenta-sarai-più-fortunata.

Raccontiamo di nuovo la cosa, i poliziotti chiamano la centrale, avvisano dell’accaduto. Ci invitano a salire sulla volante, per cercare il posto in cui “Trova il mio iPhone” indicava l’ultima localizzazione del telefono.

SCENA DI NOI CHE SALIAMO SULLA VOLANTE con 3 poliziotti

Chiedendoci onestamente che cavolo stavamo facendo. Mancavano ancora 45 minuti al treno.

Inizia la “ronda”. I poliziotti (della zona eh) guardano la piantina sull’iPad, chiedendosi dove fosse quel punto. Siamo in buone mani. Iniziamo a fare il giro dell’isolato, torniamo all’altro ingresso della stazione, il poliziotto cerca parcheggio.

PREGO? Noi dovremmo correre in un punto preciso (o quasi) e tu cerchi parcheggio? Invece di dire ai tuoi colleghi di scendere e iniziare a controllare, tu cerchi parcheggio? Alla stazione poi!

SCENA DI NOI 5 CHE GIRIAMO 2 VOLTE IL PARCHEGGIO PER TROVARE POSTO.

Ad un certo punto il poliziotto al volante ha il lampo di genio. “Scendete e accompagnate le signorine, io cerco parcheggio”.

Rientriamo in stazione (nello stesso punto di prima eh), alla ricerca di un ladro che probabilmente stava già in divano a giocare a Ruzzle. Suggerimento furbo: “voi andate avanti, che se ci vedono si allontanano perché abbiamo la divisa”.

E si mettono 10 metri dietro di noi, scortandoci.

SCENA DI NOI CHE GIRIAMO PER LA STAZIONE CON 2 POLIZIOTTI A POCA DISTANZA DIETRO.

Dopo qualche minuto ci rendiamo conto che la cosa ha del ridicolo e congediamo i paladini della giustizia che giustamente dovevano tornare dal collega. Poverino, lui stava ancora cercando parcheggio, aveva bisogno di una mano.

SCENA DI NOI CHE ANDIAMO VERSO IL BINARIO GESTICOLANDO E URLANDO.

 

Non commento, non aggiungo altro.  Stamattina alla Polizia mi hanno detto che solo in Stazione Centrale a Milano fanno dai 60 ai 100 furti al giorno. Sì, li prendono ogni tanto, li fermano, e non passano in cella neanche mezza giornata.

 

Ah, le foto dell’Homi.

Foto Homi 2014 the new Macef

Trovate le prime anticipazioni su Flickr. Le caricherò man mano, con le cosine più carine che ho fotografato. Di arredo bagno, ripeto, c’era ben poco.

Onestamente, tra denuncia alla Polizia, blocco del telefono, blocco della Sim e giramenti di baloons non è che oggi abbia voglia di fare molto altro.

E perdonate gli errori, le ripetizioni, la confusione.