4 mesi e poco più. Camilla cresce. Dorme pochino. Fa sorrisoni e versi simpatici, ha da poco scoperto di avere due piedi e che se li muove nella vaschetta dabagno schizza dappertutto.

Io ho sonno. Da 4 mesi e poco più. Dormo pochino. Faccio fatica a farmi la doccia, ho da poco scoperto che allattare non è poi così male (anzi) e che in fondo sopravvivo anche senza dormire tanto, cosa che prima mi terrorizzava.

Mi ero imposta di tenere fuori dal blog la nuova vita da mamma ma è impossibile. Nulla sarà più come prima, né io né la mia testa né la mia vita, né tantomeno il mio blog.


Ho quella costante sensazione di dovermi giustificare con chiunque (e lo faccio) per i tremendi ritardi che sto accumulando. Mail che attendono risposta. Collaborazioni e idee sospese. Blog a rilento. Newsletter ferma da… era marzo? Aprile? Boh, poco importa.

Evidentemente non sono in grado di gestire tutto insieme, forse avevo sottovalutato qualcosa, o mi ero sopravvalutata… o magari avevo sperato in una bimba tutta poppate & pisolini 😬. E invece.

Cose che impari

In compenso in 4 mesi e poco più impari tante cose, giorno per giorno, insieme a lei.

Tipo a leggere libri interi sullo schermo del cellulare (di notte soprattutto), a mangiare mentre con un piede culli il passeggino, a fare pipì in 10 secondi lavaggio-mani-incluso, a cambiare il pannolino in ogni dove, a riaddormentarti facilmente ogni volta che si sveglia, a fare facce sceme mentre tenti di masticare, a metterti bene la fascia anche se all’inizio pensavi sarebbe stato impossibile, a metterle la canottiera (qui mi manca ancora il corso “professional”), a starnutire in modalità mute, a restare immobile per non fare rumore in modo che non si svegli (che quegli artisti di strada tutti pitturati di bianco ciao proprio, li batto). Impari a trasformare tutto in ninna nanna, a cullarla in piedi mentre dormi.

Impari a riconsiderare il significato della parola stessa “notte”, che se dorme 5-6 ore filate dici “ha dormito tutta la notte” mentre prima avresti detto “che notte in bianco”.

Quello a cui non ti abitui mai è il suo pianto, soprattutto se sta male o ha paura. Quello no, ti ammazza ogni volta. Ogni volta che piange (forte) io ho i brividi da quanto sto male, giuro.


Non ti abitui neppure alla morbidezza di quelle manine, che ogni volta che ti sfiorano è come fosse la prima.

E quell’odore, mamma mia. Ricordo ancora l’odore di quando me l’hanno messa addosso appena nata. Indelebile. Adoro anche il suo alito io, mi fa impazzire!

Cosa mi consiglierei, tornassi indietro

Prima che nascesse non avevo letto niente, pensavo di sapere già le cose principali, forse, o ero convinta che avrei imparato strada facendo.
Sto recuperando adesso, leggendo sul cellulare in versione e-book ogni volta che allatto. E i libri che consiglierei a tutte le neomamme (anzi anche ai futuri papà e nonni e zii e parenti tutti – ché magari così si eviterebbe qualche consiglio o domanda di troppo) sono due in particolare:

  • “E se poi prende il vizio”
  • “I cuccioli non dormono da soli” (entrambi di Alessandra Bortolotti)

Tornassi indietro, li leggerei prima della nascita per godermeli totalmente e sottolinearmeli per bene cone piace a me. Sono illuminanti e mettono in discussione tutto quello che sapevo fino a prima che arrivasse Camilla.

Tornassi indietro cercherei di impormi un totale stop lavorativo, in modo da godermi al 100% i primissimi momenti, che ho invece vissuto con l’ansia di dover fare tutto quello che avevo promesso/programmato/accordato.

Ricordo che “prima” leggevo le bio (su blog o twitter magari) in cui le mamme indicano sempre di essere mamme e pensavo “ma perché specificarlo, cosa c’entra con il lavoro, perché dire sempre che sei mamma?”.

Finalmente capisco… Che in quella parola c’è tutto il nuovo mondo in cui vivi e che cambia ogni prospettiva, cambia il tuo tempo, le priorità, cambia il tuo modo di lavorare.

Perché “dopo” sei prima di tutto mamma. E poi tutto il resto. E se non va in una bio questo!